25 marzo 2017

Saremmo stati la primavera incompiuta
noi bianche stanze colme di verbi
intransitivi al ritmo
de le vite da smerciare. Finestre chiuse
e vetri sempre accesi, il sole
cadeva dentro
come parte buona da considerare, dicevi:
"hai tagliato i capelli." Io non avevo
conversazioni da opporre,
i tagli altrove, una vita che hanno riferito
essere, senza scopo.

Non so più il vuoto, o forse è mentire
allo strappo di una ferita,
mia madre infila perle
negli occhi, l'astrazione incurabile
dolore. Saremmo stati l'inverno del nostro
cielo noi
nell'amore che sei
non so raccontarti.

4 marzo 2017

Il bene che ti porto nel mio corpo di cuore piangente
somiglia al vento oggi
la tempesta alle prime
luci come se non fosse abbastanza
giocarsi il veleno buono in un terno speranza di latte
piango
il giorno che non mi appartiene.

*

E in quel muto discorso attraversavamo l’infanzia: un gioco di bimbi che si rincorrono sul prato d’erba incolta: le braccia allargate per raggiungere la cima più alta di un cielo sbocciato di fiori di cotone.
Nel sogno, avevamo gli occhi belli.


video



12 febbraio 2017

Caro Mr. Drape,

ho il prato negli occhi. Un verde luminoso di pagliuzze che i passeri scendono a becchettare. Mi mangiano, meine Liebe. Come mi mangia il silenzio in certi giorni di piana radura. Il silenzio è un deserto se le lacrime restano al sicuro. Ne ho contate undici stamattina. E avrei voluto essere terra, terra e rugiada.

In qualche punto, qui
Prisca.




10 febbraio 2017

Tu muori non intero
se la parola sgorga
a fiotti dal mio seno
acerbo d'uva fra
gola la tua bocca
aprimi
non vedi?
Inverna il mosto d'oro
se trema è nell'incanto.

*

Dimmelo ancora
il bianco
neve guancia rivolta
la zolla al passaggio
era un sogno
mia terra
e la voce, tu
impastavi di gigli.




19 novembre 2016


Al numero 56 del giorno le ore, messe in fila, abbandonano il tempo e seguono un preciso schema d'azione. Non c'è regola per il sonno, né alimentazione. Quel che è stato insegnato al bambino è disfatto: la buona gestione del corpo e della mente: come funziona, come si fa. Il metodo è sostituito dal bisogno. Per quanto il bisogno sia sopperito, il bisogno resta senza risposta.

Noi siamo avvinti ai minuti. La linea
temporale: una sottile curva che tende
all'origine ostinata nell'impresa.
Gravitiamo
col nostro peso sul
le cose necessarie:
respirare.

Al numero 56 del giorno il fuori non è più esterno. Le pareti della casa sono strade alberate. Le percorriamo attraversando tunnel di corridoi e ponti che s'aprono su ruscelli di pioggia. Il fuori, ora, è anche il sé, discosto dal presente. La distanza, tra ciò che accade e ciò che è, si allunga e crea un luogo dove 
non c'è uso, né un io, né un tu. Un luogo dove 

esistiamo della possibile esistenza.