23 marzo 2020


Contiamo i morti ogni giorno come fosse questo il nuovo meteo. Che tempo fa oggi? E domani? Quali sono le previsioni per la settimana? Tutto continua con una nuova abitudine da acquisire, per certi versi già acquisita. Ci si adatta. I lineamenti del volto si modificano e il mostro adesso è visibile. Palese, ruggisce forte, una voce da branco che terrorizza. Ma io sono una pazza, per fortuna. E tutto quello che vedo è “qualcosa che non accetti”. E allora metto da parte tutto. Accetto il silenzio, l’abbandono, la fuga, la sofferenza, mi prendo tutto. Non mi difendo più. Cado. E resto a terra. Vi guardo da qui. E avete tutti ragione.

18 marzo 2020


Non è oggi il virus. Amo, mi incazzo, litigo, chiudo, apro, non sono benevola, ascolto, rifiuto, mi scoppia il sangue, non ho ruolo, non riconosco ruoli, non c’è mai stata via d’uscita, sono dentro questo mondo, vomito, bacio, bacio come una disperata, dovresti baciarmi, voglio sentire gli occhi pieni fino a bruciare, maledico, disprezzo, accolgo, ingoio merda, voglio fare l’amore, non uso il condizionale, mi sento grata, sono allergica al paracetamolo, sono triste, vaffanculo tristezza, la gioia che sento, i giorni che vivo, i disegni che immagino, le poesie che scrivo, il male che faccio, il bene che voglio, la forza che mi dicono, i ma non ci riesco più, le sigarette che non tocco, l’orgasmo che desidero, la paura, il silenzio, l’amore, il respiro, le parole, i gesti, la stretta sul braccio di quel giorno che abbiamo detto addio a un’amica, il conforto, l’abbraccio, la mancanza, non so, non so dove inizio, non so dove finisco, la voce che mi muore in gola, la voce.

16 marzo 2020


Scrivo e cancello. Scrivo e cancello. Sta diventando un’abitudine, ma ora non è più inverno e scrivere e cancellare ha il sapore triste della desolazione. Scrivo e cancello anche dopo aver superato il foglio. Ci torno su, dopo pochi minuti, ore, a volte giorni, e cancello. Per proteggermi ho creato una cartella. L’ho chiamata non aprire mai. In quel luogo inesistente posso abbandonare tutto. Lì, la distruzione che metto in scena non esiste. Lì, esisto solo io.

26 febbraio 2020


Il vento a perdifiato su una pioggia che non sa decidere la sua sorte, né la mia. Alle cinque meno un quarto imparo a dire ciao compagno in russo; uso un pensiero per fare distanza da una solitudine violenta; appoggio la fronte sul piumone perché ho bisogno di una carezza. Le cinque quasi sei: i bisogni non si sostituiscono. La mattina è un vento che cresce e rafforza i nodi dentro sogni che continuo sticazzamente a sognare.

Scrivo lettere immaginarie a reali destinatari. 
Forse sono esposta dal lato sbagliato, però...
ogni fallimento è amore.


*****


Caro Mr. Drape,
cammino lungo una strada dove i prati sono l’unica cosa viva di questa terra. Esco da questo tempo infinito e vado per quella via in cui la morte non mi avvolge. Cammino lungo il confine tracciato dal mio abisso. Eccola. La fragilità. Non c’è più nulla che possa fare per me se non affidarmi alle mani fragili di questa fragilità. Non so più difendermi dal buio e ho paura. Tutto l’amore che ho dentro mi travolge come le onde del mare aggrediscono la riva. Quando l’acqua si ritira sento la solitudine e il silenzio in cui vivo togliermi il respiro. Poi l’amore, ancora, mi travolge. Lei lo ha mai sentito, meine liebe? Ma come fa a non soccombere?
Non so più parlare. Non so più scrivere. Non so più nulla, cristo santo.

tua,
Prisca.

21 febbraio 2020

Senza titolo e senza titoli

Qual è il posto dove stare
se non v’è posto per stare.

Essere scrittura per esserti in
qualche modo angolo
illuminato della tua prigione.

*

la poesia non ha suono se
non nel silenzio scavato
del nutrimento che s’offre.