30 gennaio 2012

Cosa resta di me quando hai eliminato la luce
che mi colora le guance e mi fa viva la bocca?
Cosa resta di me quando hai eliminato l'acqua 
che mi nutre le radici e fa fiorire parole?
Cosa resta di me quando hai eliminato il vento 
che accoglie tutte le voci per offrire ancora, 
e sempre, nuovi frutti? 
Cosa resta di me quando hai potato ogni ramo 
relegando al silenzio i pettirossi del mattino?
Cosa resta di me quando non c'è più terra?
Resto io, in un mondo che non è più il tuo.
Più bella che mai.

Hans Bellmer sa tutto.



25 gennaio 2012

La schiettezza della luce. 
Quando si siede sulla panca, 
quando si appoggia addosso al muro. 
E scalda, 
senza bisogno di dire, 
poiché sa che le parole non sono azione, 
ma solo una premessa all'immaginazione.






22 gennaio 2012

La chiamavano 'la strana ragazza che vive nel vialetto'. 
Pur non avendole mai parlato sapevano che non aveva tutti i giorni nel calendario. Si diceva in giro che se li tenesse in tasca e, come fossero biglie colorate, nei momenti più impensati ne vivesse uno, giocandolo. 
Certo, ci sarebbe stato un pò da pensare sugli stravaganti discorsi che ogni tanto tirava fuori ma, tale era lo stupore suscitato da alcuni risvolti delle pieghe di questa realtà mal tenuta che, alla fin fine, non era poi così male guardare al cielo dal suo angolo di mondo. 

Soleva dire: "C'è sempre una magia dietro la pagina, questa è la mia". 




21 gennaio 2012

Come il lago nei giorni di pioggia appare mistero di fronte l'enigma delle piccole cose, così l'uomo -nel freddo della sua stagione- cammina sulla riva attento a non bagnarsi i piedi. 
Non mi si addice questo credo scomodo che mi fa placide le acque alle tue incursioni senza terra. Questa atmosfera surreale orfana del tempo; questa mia voce limpida che mai lascio inquinare dallo sconforto; questa forza, questa maledetta forza a cui mi aggrappo per non sprofondare nei giorni duri...

Mi volto indietro e
il silenzio è al centro esatto della nostra strada, 
proprio dove tu lo avevi lasciato, ieri.



18 gennaio 2012

Il profumo di rosmarino che arriva alla finestra, come avesse un'idea di primavera e non fosse riuscito a trattenerla nella pazienza della stagione. Questa giornata talmente bianca, esitata, ancora non scritta.
E' davvero così difficile arrendersi al foglio? E se fosse, dunque, è davvero così difficile arrendersi al vivermi? -quasi un reato questa schiettezza del dire! 
L'ironia che m'assale è un vento dannoso, come la bora.

Combatto una personalissima battaglia in un campo minato di margherite. 
E mi sento sola, poiché neanche la paura mi fa più compagnia.

14 gennaio 2012

Si osservava i polsi con molta attenzione, la pelle sottile una tendina leggera sul paesaggio intimo che le viveva dentro. La rotazione della mano -quasi chiudere una finestra-, e poi tornare fuori, rientrare fuori di sè, da sè. 
Ho il tempo mischiato come un mazzo di carte. 
Uno spazio indefinito e ricami di filo bianco.
Chiusa dentro la stanza, è buio, solo l'abat-jour illumina il tavolo. Mi è capitato di pensare che diventerò cieca, che la luce del giorno è troppo forte per non ferirmi, che ogni volta che leggo un libro è sempre troppo tardi, che non riesco ad aprire pagina prima delle undici di notte, che non so darmi ordine, orari, disciplina, pace! Non riesco. Non c'è regola, per ciò che mi è necessario, per ciò che desidero. 
Forse non voglio. *all'improvviso, sussurrando*.
Non volere: un ciliegio in fiore in balìa del vento. La Bellezza libera dove libertà non esiste. Il perdente vince, con i suoi fiori-meraviglia che ci piovono addosso. Senza che nessuno se ne accorga. Accadendo. I miei rami offerti al cielo. La grazia del viso che accenna un sorriso, timido sorriso. I pensieri che lascio scivolare via dalle mani,,,

e sono stelle.


*Poi pensavo, tempo passato in presente indicativo, a come sono candide certe parole... come questa neve che ora m'invade. Ora che posso ascoltare l'assenza del suono, con gli occhi.*

11 gennaio 2012

Emily D. me lo dice spesso, seria la sua voce, grave e limpida: "Leggimi ancora, leggimi con gli AC/DC nelle orecchie".
Certe parole non vogliono altro che il suono forte della stanza. 

Le pareti come contenitori morbidi 
uno scatolone che rotola, rotola, 
ci rotola via. 
Come la vita. 
Come i lillà che 
*stamattina, pagina strappata al giorno*
decorano perduti pensieri. 

Non ho strumenti per comprendere, solo un'innata curiosità, e istinto. Sono gli occhi a salvarmi dall'oblio. Osservo. La miglior chiave che si possa avere per non estraniarsi completamente dal mondo.
Le porte socchiuse sono il collo di una donna, vista di schiena.




5 gennaio 2012

Caro, io so già tutto -quello che da me va verso te- 
ma per molte cose è ancora troppo presto. 
C'è qualcosa, in te, che deve ancora abituarsi a me.

Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke,
lettera del 13 maggio 1926.

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Ci sono giorni in cui mi esplode di te il pensiero
come questa musica pazza quando impazzisce
ed io, folle, divento cattiva. 
Ma.
La paura non conosce i nostri visi, non temere.



2 gennaio 2012

La neve scendeva lenta, coprendo una punta d'amore troppo affilata per non lasciare il segno. 
Cristalli luminosi avrebbero raccontato la trasparenza della nostra bocca, mentre noi -ancora crisalidi- avremmo atteso la nuova primavera.

Mi sognavi così, 
in un bianco e nero d'altri tempi.