9 maggio 2012


Lei si muove piano. Esterna al quadro. Ha pensieri buoni che non considera, poiché il bene del mondo è pieno di lacrime che disconosce. 
Sentimenti teneri la tengono a bada.
Anche il giorno si muove piano. Ma solo quando lo guarda dritto negli occhi. 
Lei possiede il suo tempo, ora. Lo tiene stretto — lo tiene caro — e non concede più nulla alle ore ribelli. 

Di nuovo, il treno che attraversa la città. La metro corre veloce, ma lei sempre cammina lenta su quella strada.
C'è troppa gente sul vagone, e nessun altro mentre gira lo sguardo. Lo scomparto vuoto. E tanti ragazzi che stringono lo spazio, lo fanno piccolo, dopo una mattinata chiusa dentro l'aula scolastica. 
La sua mano è aggrappata ad un pezzo di ferro, l'altra ad una poesia di quell'angelo di Maria. Anche il piccolo libro dondola piano, insieme allo sferraglio dei binari in galleria. Una ragazza, con lo zainetto tra le braccia, tenta la lettura improvvisando un goffo movimento alle sue spalle. Lei abbassa di poco il testo. Lascia spazio all'amichevole furto. 


Ci sono attimi che restano chiusi 
in un silenzio che ci accomuna. 
Li lasciamo andare sulla curva del collo 
come fossero carezze a malapena accennate 
con il dorso della mano. Li guardiamo, 
anch'essi esterni al quadro, 
e c'è, in quell'istante,
tutta l'appartenenza che neghiamo.