26 giugno 2012


I giorni che non si raccontano sono quelli scritti con la matita bianca sul foglio bianco della stagione. Rapiscimi giugno! Lasciami fuori da questo luglio, cancellami da un maggio che non riconosco. 
L'aria limpida, il profumo della mattina e un silenzio che non ferisce... Regalami un pò del tuo respiro, giugno! Non c'è nessuno nell'unica stanza che abito. Come fosse questo luogo un cuore che solo sa come custodirsi. 

I giorni che vengono dopo sono quelli che chiedono aiuto, che hanno bisogno di voci azzurrine, che aspettano una ragazza che nasconde gli occhi. 
Ho imparato a curare le rose, cerco di stare alla luce, osservo i visi leggeri di estranei che attraversano la strada incuranti del pericolo. Io rischio sempre. 
Portami via, giugno. Come stanno facendo le pagine di questo libro che ora ha scavalcato la notte per non lasciarmi sola il giorno.



Faceva caldo quella mattina.
Uno spazio invadeva le mani
lasciandole vuote. 
Perché non mi abbracci? 






4 giugno 2012

Lei era andata a S. Maria della Vittoria senza passare per il via. Non aveva mai visto da vicino l'estasi di S. Teresa e il Bernini le aveva sempre fatto un certo effetto.
Di quel giorno di pochi giorni fa ora non resta che un ricordo sfocato. Le impalcature fuori la chiesa, il caldo di un pomeriggio costruito senza alcun fondamento, e quella paura che l'accompagnava spingendola a cercare un appiglio ad una razionalità che non dava tregua. 

Coma faccio io ora che tu non ci sei più...

Lei non aveva pensato di fermarsi. Solo che poi il sole uscendo da una nuvola si era infilato dentro la finestrella alla base del tetto, e tutta si era illuminata la statua con quell'angelo pronto a trafiggerla. Lei non aveva pensato, si era seduta sulla panca più lontana e aveva aspettato. Non sapeva più pregare da così tanto tempo. Si era fermata lì, lasciando che una stupida speranza la intenerisse. 

La mia amica ha gli occhi belli come il cielo che mi ha mostrato un anno fa...

Quel giorno vide anche un'altra Madonna. Se ne stava di lato col suo bambino sulle ginocchia. Le venne in mente il piccolo tamburino che incontrava ogni sera, e di come si fosse arrampicato molte pagine addietro su quelle ginocchia. Si perse ascoltando un motivo che le raccontava della sua infanzia.
La tenerezza è un sentimento che non rivela mai, ma lo sguardo spesso la tradisce. 

Ti penso ogni volta che guardo le rondini farsi il nido.






























    * il pezzo che state ascoltando è Romeo and Juliet di Nino Rota 
eseguito dall'arpista Tiziana Liperoti.