31 luglio 2012


Mia cara Pepita.
Ti scrivo dalla corriera che ho preso domenica.
Il viaggio è lungo, ma non potevo desiderare altro ora che la necessità mi appare come una realizzazione piuttosto che un dovere da compiere.
Mi spiace non averti salutata, non ho mai amato le lacrime, lo sai. Ma ti scriverò ancora. Il 1923 è un anno che difficilmente si scorda, e tutto quello che è stato dopo, adesso, è parte di te.
Ti abbraccio con questa cartolina, senza francobollo.
Ps. non credere che non ti abbia vista su quella banchina, il giorno dopo.



10 luglio 2012


L'estate del venti dicembre fu l'estate dei cambiamenti. Il caldo tramava e tremava di nebbia, e l'acqua si prodigava per essere presente in ogni forma. Non si capiva bene quando fosse iniziato questo spazio così bianco, quanto fosse radicato. Ma era pulito. Autentico. Alla fin fine non era male, bisognava solo aver coraggio nell'esserci. 
L'estate del venti dicembre era figlia dell'inverno ed orfana di primavere. Aveva qualche danno in eredità e vestagliette colorate. Un sogno disilluso, e una speranza da giocare. 
Se se ne fosse raccontata la storia forse qualcuno non ci avrebbe creduto, però... è sempre quello che più si allontana dall'immaginazione a prender posto tra gli eventi che ci vengono incontro.

*Quanto mi son cari certi giorni che ho raccolto quando erano ancora in fiore*


C'è un uccellino che mi bussa alla finestra della camera ogni mattina. 
Si appoggia sulla grata sempre alla stessa ora, poi inizia a becchettare. 
Lo guardo, finché non smette. Tutte le mattine. Alla stessa ora. 
Ora la superficie del vetro è tutta rigata, ed io posso scriverci 
nuove parole con gli occhi.