12 novembre 2013

Il piano corto del tramonto, questa sera. Si appoggia liquido, dilaniando un arto, sul muro che circonda la terra buona. Stanno buoni anche i cardellini (sono sette oggi!); e così confido al mese senza nome parole nuove del suo rimpasto.
Se fosse, questo livido che appare alla finestra, ancor più ceruleo, potrei raccontarti di alcuni ritrovi di gechi vespertini. Sono ricoveri certi davanzali, letti insperati presi d'assalto e rattoppi per gomiti perennemente sbucciati. Ecco, ora è calda la sera. Gli animali come giorni filanti luccicano d'occhi. Ed io, che li penso lucciole indeterminate, mi accosto al tempo di un notturno offrendo quieta il viso 
all'incanto.



21 ottobre 2013

Le ore che si posano 
sulle ossa una stele di rosetta
difettosa. 

Se solo avessi artigli 
e dolce afferrare il canto 
di queste campane in vespro.

Se solo superassi
l'amabile sfrontata
che sempre mi resta indietro.

Ho una poesia di traverso
mi si pianta in gola —
eppur continuavo la pesca alle farfalle.







21 settembre 2013

Caro Mr. Drape,
la sente anche lei questa aria di ghiaccio che brucia le vene?
I cari piccoli demoni legano stretti i polsi,
la voce si strozza, e le mani
tornano a scrivere.
La prego,
metta un fiore per me tra le pagine di un libro.

sono io,
Prisca.




                                                                            Gli occhi sono caverne di pietra: 
                                      più è profondo lo sguardo, più è arduo illuminare il fondo.






22 luglio 2013

E' necessario dire di Virginia. Lei che ha il lupo nel nome, e ti racconta come sia possibile avere tante donne dietro la penna. Tante donne, di cui nulla si è mai saputo, perché è nella loro scrittura che esplode la loro vita. 
Quelle donne, che non potevano che volevano che osavano. 
E' necessario dire di Virginia perché ad un certo punto bisogna piegare la testa, accettare. Perché lei dice: "spesso", e quell'avverbio la fa saggia, nonostante le pietre nelle tasche, nonostante il fiume che l'aspetta.
Spesso i libri sono un calmante, ma non un antidoto. Spesso.
Così mi riconcilio con me stessa: dandomi tempo, aspettandomi.

La notte che la sigaretta brillava di blu sono stata felice. E' necessario dirlo perché è così che il sorriso diventa scia di un momento che corre, lasciando un sentiero bello, dove posso camminare ogni volta che voglio. La notte che la sigaretta brillava di blu mi parlavi della Trinacria, della storia e della tua storia. Palazzo Fici era un giardino dalle fonti di ambrosia, e noi avevamo gli occhi lucidi e i capelli di mare. E noi avevamo le mani colme perché eravamo senza avere, perché avevamo senza essere.

Chissà se ti sei vista quella notte... 
avevi i colori della tua terra e mi disegnavi piano.




2 luglio 2013

(qui c'è un titolo che non conosco)

Cara Симона, questa lettera come fosse la prima. 
La leggerai non sapendo dell'indirizzo che ti riguarda, ti toccherà gli occhi e saprai un po' di più di quel che già sei. Cara Симона. Sono gli anni che mi curvano nel tempo che siamo diventate. Ed oggi più che mai, questo momento più che mai, mi accorgo che nulla cambia quando è lo spazio a raccoglierci, e tenerci, ancora, come le ragazze che se ne stavano sulle scale fuori da aule irriconoscenti. 
Ho ricevuto la fotografia dei libri che hai comprato, e ti ho immaginata sull'aereo intenta a scegliere quale poteva essere il primo che avresti aperto. Ti ho immaginata in hotel, mentre mi brontolavi addosso di certe cose che proprio non si possono leggere. E poi, ancora, ho immaginato il tuo sguardo, e la voce di Sam che ti diceva: "non ci far caso, lasciala stare", con quel suo tono ironico che mi manca tanto. 
Lo vedi come corre veloce questo attimo? Eppure è tutto fermo.
Cara Симона, questa lettera come fosse la prima perché quando usavamo la penna avevamo appena quindici anni. I miei passi erano pesanti e coraggiosi, i tuoi erano ali. I miei giorni erano un costante epilogo, mentre i tuoi. 
Mentre i tuoi sono qui, ora. Le mani piene di nuove noi da imparare. Le rughe nascoste da diavolerie infernali... come parlano! Molto di più della voce. Deve esserci un segreto. Si, deve esserci. Un segreto per aggirare certi muri. 
L'arte dell'astrazione: quando poi mi distrai dall'altra me che forte e sconosciuta mi vive in pieno petto.
Lo senti? Come corre veloce questo attimo. Eppure, è tutto fermo. 




22 maggio 2013


Lei non crede nella poesia inoffensiva. Lei, la ragazza che abita nella stradina un po' pedonale, un po' no. In realtà non crede in nulla che sia inoffensivo, ma questo è un discorso che lascia il tempo che trova, anche banale, se preso e portato alla luce del sole. Meglio tacere. 
La verità della persona si può vedere chiaramente solo nel silenzio delle cose. 

Lei si mostra senza preoccuparsi delle conseguenze. E' questo che la rende innocente. Se non fosse per gli innumerevoli transfert della mente umana forse qualcuno arriverebbe a conoscere cosa significa lei. Ma non ci si può distrarre, tutto perde d'importanza. C'è il mattino che attende, che preme. L'asfalto sotto le finestre, i rumori assorbiti come suoni, e neanche un pezzo di terra dopo il temporale riesce a rapire il mondo per cinque minuti.

Lo smarrimento non è volontario, l'abbandono si. Di questo lei è cosciente. 
Questo assurdo dubbio... ecco, lei è il dubbio.
La ragazza, che abita nella stradina un po' pedonale un po' no, pensa che resistere sia la parte buona di ogni come; pensa che non può essere più forte di quello che è già stata e che questo pensiero la salva. Pensa che la semplicità dovrebbe essere sempre messa al primo posto e solo in questo modo, pensa, ci si può accorgere ancora dei fiori che crescono ai bordi del marciapiede.

La ragazza... la ragazza che ora è donna da molto tempo. Vorrebbe dire tante cose, ancora e ancora. Invece, si smarrisce, prima di abbandonarsi di nuovo a se stessa.





8 maggio 2013


Il sapore buono dei biscotti fatti in casa, mi ricordi.
Quelle cose del passato che sono senza dire,
un'irrimediabile felicità —
testimonianza della nostra esistenza.



                                                 Cosa siamo quando ci cancelliamo la bocca?
                                                       Marilyn si uccise perché non aveva un account 
                                                                                                        su Facebook.




5 aprile 2013


Forgiata è la tempra,
i cavalli insegnano
e ieri e l'oggi, un battere.
Così semplice ciò che mostro,
il mio mostro.
Se solo il tuo animale curioso
ti prendesse alle spalle —
una disattenzione che ingabbi,
e non lo sai
quanto mi son cari certi mali.

La chiave è sempre lì, sul tavolo
dove non scrivo più della mia voce.
Leggermi non basta.





21 marzo 2013




Adesso che questo vento freddo
fa il cielo blu di buone maniere,
gli aquiloni restano a terra, e i fili
sono speranze
nelle mani di bambini.

Com'erano belli i campi di grano
quando le dita ci volavano dentro.

4 marzo 2013


Dell' invasato.
L'attracco, ombra cinese —
cuore nel vaso.


































L' attracco (matita + pcg) di Paola Lovisolo.

12 febbraio 2013

Nocciolo dell'essenza,
interrami
ti sarò frutto.



Diciassette sillabe per un haiku.
Un unico boh, mai per caso.





31 gennaio 2013


Com'è sciocca questa ragazza, diranno.
Sciocca, sempre inciampa nei segni —
l'interpunzione in rivolta!

Avevano i piedi sul fianco del tempo, diranno.
Tu le scarpe consumate,
io un'ostinazione scalza.

Se è vero che la schiena è una porta chiusa a chiave
perché pieghi il viso pronunciandoti la guancia?
Ci sono giorni che anche il cuore è una farfalla.


Cercavano una forma, diranno.
Che sia di rosa, che sia
come le poesie.







22 gennaio 2013


Ridisegnami il viso, Vermeer
lascia che la luce
invada le tue mani
quel tanto per sorprendermi
gli occhi, in uno sguardo suo.

C'è sempre un giorno appostato
tra i nostri capelli
non lo tagliare che il bianco ci dona.
Anche l'inverno ha la sua primavera:
una voce trasparente che non sai.



Il mio diavolo non è nella testa.
E' nel cuore che devi cercare.






14 gennaio 2013


Virginia sapeva quelle cose da molto tempo prima di me. Perché quelle cose non cambiano col tempo; quelle cose sono fuori dal tempo. Sono senza nome, senza età. 
Adesso si mette una mano in tasca e mi offre una pietra mentre io ancora tergiverso sugli abissi e, ancora, le racconto di meravigliose creature che solo pochi hanno avuto coraggio e soprattutto voglia di conoscere. 
Lei lo sa cosa si agita in me. Ha un viso buono. Assomiglia a quello di Pina quando parlava di certi voli e si teneva le mani muovendole insieme alla sua voce, alla sua danza. Vorrei ascoltarla. 
Invece, quella pietra non la metto in tasca. La tengo sul tavolo, come fosse un pomello di una porta che mai ho aperto. 
Il quaderno. Ho iniziato il quaderno. Questo è il primo dono. Trascrivo tutto quello che mi accade mentre dormo. Meticolosamente, senza nascondermi nulla. Senza protezione. Lasciando che i muri che un tempo mi separavano dall'analisi crollino, uno dopo l'altro. 
C'è voluto un anno di incubi per scuotermi. E la voce di una persona che non c'è più per ammorbidirmi. Devo essere davvero pazza per dare spazio anche a questo, ma chi è che dice che fermarsi prima è sinonimo di salvezza? 
Forse non è un gran passo, ma è un inizio.