23 dicembre 2014

Le sale d'attesa si somigliano tutte
tranne quelle di cui non si parla mai.
Questa è un'isola esotica, brusca, e calda,
i costumi, un paramento che fa dei bagnanti
sconosciuti stretti in una certa fratellanza.

Il freddo è delle panche, dure e intirizzite
hanno il colore degli asili d'infanzia
in equilibrio sulla soglia con le braccia
spalancate un cuore che accoglie e ascolta
in silenzio.

Il momento è lungo ore che non so numerare:
il mio viso chiuso, il mio viso fiducioso, il mio viso stanco,
un libro. C'è sempre uno spazio che si espone
quando la pagina è innocente, si offre
si soffre. La matita in certi casi
un ponte sospeso che fa tenerezza.

Ho questo racconto tra le mani
un bouquet di parentesi inaspettato
lo stupore della provocazione improvvisa:
"Smettila altrimenti rido, chi sei?".
Ti voglio bene da pag. 77 a pag. 85, tu
continua, io sopravvivo al lungo preambolo.







"L'alligatore, che ha cinque richiami distinti:
amicizia, amore, copula, guerra e avvertimento -
geme e parla nella gola
della Principessa Indiana."
                                                         E. Bishop

Un grazie particolare a Michaela D'Astuto 
per questo disegno, e la poesia della Bishop che l'accompagna.

29 ottobre 2014

Caro Mr. Drape, 
è inverno, vede? E' finito il tempo. Una donna lo sa, ancor prima di ogni uomo, perché quando è il momento di andare lo fa senza ulteriori indugi. Sono fatte così questi esseri delicati con l'anima di bambù. Le osservo con ammirazione ogni volta, Richard. Ogni volta. Ha mai notato come piegano il collo nel momento in cui comprendono? Sembra quasi un campo di granturco scosso dal vento. Un piccolo Van Gogh che sa tutto. 
Sto seguendo i suoi consigli, mein lieber. Le notti ora sono batuffoli di cotone, candide notti. Solo una cosa non cede: il treno. Il treno che attraversa le mie ossa continua il suo viaggio. Le uniche stazioni che conosce sono la mattina ed il primo pomeriggio. Può immaginare cosa sarà il solstizio d'inverno? No, forse no. Se solo... dovrebbe vederlo! Quelle storie, quell'orrore, e quella bellezza che prende in pieno petto fino a togliere il fiato. Non mi chieda di riprendere a scrivere il quaderno, la prego. 
Stamattina ho letto una poesia meravigliosa. Me l'ha spedita un professore che ama la letteratura. Non parliamo la stessa lingua, così imparo la poesia dalla poesia in differenti lingue. E' bello che ci sia ancora chi crede negli unicorni. Senza pregiudizi. Senza paura. E' commovente.
Mr. Drape, non posso abbandonare la scrittura. Ecco, ora lo sa. C'è di nuovo quella parete da scalare. Lei è più vicino di me al fallimento. Ma non si allarmi! Per favore...
Si è sempre soli, quando si scrive, ed ogni sole possiede raggi di luce che incantano. 

Accludo un foglio. E' Mascha Kaléko.

Sempre sua,
Prisca.





Rassegnazione per principianti 
di Mascha Kaléko.

Tu non cercare nulla. Non c'è niente da trovare,
Niente da capire. Accontentati.
Quando verrà il loro tempo fioriranno i tigli
Sopra la tomba scavata di fresco.

Quando verrà il suo tempo si dissiperà il buio,
Scintillerà la luce rinata.
Niente è concluso, tutto continua.
E tu sarai allegro. O forse no.

Tra sparire e ricominciare
L'impossibile accade.
Come e perché non è stato svelato.
Suona nuova al principiante l'antichissima melodia.

Per cercare il senso profondo, non sprofondare.
Tu non cercare. Così lo troverai.


1 ottobre 2014

Da una rara corrispondenza, 88 parti — quarta costellazione.


Ottobre è una fiaba nascosta
nel cielo, dove il giorno e la notte sono
un'unica cosa.
Non una via brilla nella volta, solo
lucciole che misurano distanze —
Cefeidi, piccole stelle pulsanti.

Ottobre è un viso offerto
all'autunno dell'abbraccio, arrossendo
di foglie che non sanno di volare.
E' una donna, che sogna le Pleiadi
alle porte di un inverno, cuore
degli occhi di Aldebaran.





8 settembre 2014

Le aule hanno tutte lo stesso odore di plastica stantia e carenza di ossigeno. L'odore dei posti dove gli uomini scelgono di vivere la maggior parte della vita. 
Verrebbe da chiedersi se sia una cosa voluta, un atto di benevolenza, qualcosa che allontani la paura. Verrebbe da chiedersi perché esiste la paura se è ciò da cui più si rifugge, se non si conosce, se è la sua rappresentazione a renderne efficace la fuga.
La bambina ha occhi scuri che nessuno vede, poiché certi sguardi non hanno significato per il mondo. Se ne accorge ogni volta che succede, ma sa che certi pensieri lasciano il tempo che trovano. E' magra, e con le spalle curve di correzioni che spera di perdere di  vista o che spera, un giorno, di assecondare, per essere qualcosa di buono. Naturalmente non funziona, ma anche questo lascia il tempo che trova. I giorni le insegneranno che non è importante. E' sola in quel bosco dove va a guardare gli unicorni. Nessuno crede agli unicorni. Nessuno crede. La bambina lo scrive. Usa la matita perché la linea insicura le infonde fiducia; la lancia lungo un corsivo che sembra quasi di essere sull'altalena e volare, in alto, e volare, con lo stomaco che fa vertigini sperticandola sulla bocca che ride, e ride, e ride. Gli occhi forti.
La bambina ha dieci anni. L'odore dell'aula è anche dentro la cartella che si porta dietro, ma forse è davvero un atto di benevolenza: un giorno saprà riconoscere i posti da cui stare lontana. Questo è solo l'inizio. La vita le toglierà i vizi, un'assenza alla volta, e lei sarà il treno più bello — quello che si perde sempre.


Ho toccato 
tutto ciò che ho raggiunto...
Come sono semplici certe cose delle mani.





14 agosto 2014

Da una rara corrispondenza, 88 parti — terza costellazione.

Non si ferma il Carro, luminoso
notturno che non chiede biglietto,
sulla linea della conoscenza il porto
è una stazione, con le ali sempre aperte.

Prende con sé ogni sguardo, insegnando
l'accoglienza che manca — una bugia,
quella che scrivo alla debolezza umana,
non crederci se ti è cara la Tempesta.

Esiste una stella che i greci riconoscono,
ma l'uomo moderno insiste a collocare.
Quante ipotesi e favole e congetture
per una verità semplice semplice.




25 luglio 2014


Bel tempo o cattivo tempo, il silenzio per lui era naturale. Jukes, al suo fianco, si fece sentire gridando allegramente tra le raffiche: «Il peggio è arrivato tutto insieme, capitano!»
Il lieve balenio d’un lampo guizzò tutt'attorno come si scaricasse in una caverna, in una nera e segreta camera del mare, con un pavimento di creste spumeggianti.
Sinistro e tremolante, svelò per un attimo una massa di nuvole basse, a brandelli, l'oscillare veemente della lunga sagoma della nave, le forme nere degli uomini bloccati sul ponte di comando, le teste sporte in avanti, come pietrificati nell'atto di dare cornate. Su tutto questo discese palpitante l'oscurità, e allora, finalmente, giunse la cosa vera.
Tifone, di Joseph Conrad.



E allora, finalmente, giunse la cosa vera. Questa semplice frase mi gira nella testa dalle quattro di questa mattina e non riesco a tenerla a bada. Mi si continua a presentare sotto forma di voce, che racconta una fiaba per far addormentare i bambini, con un tono di conclusione. Per saperne di più dovrei aspettare l'ipotetico domani, la sera seguente, ma non c'è verso, la voce non lascia dubbi, il libro è già chiuso. 
Oggi è mercoledì. Sono sveglia dalle quattro del mattino perché ho paura. Succede quando nella stessa giornata devo affrontare cose che, per il mio metro, non riesco a contenere. In effetti, alcune potrei anche risparmiarmele, non tutte sono necessariamente obbligatorie. Però non le evito. Vado avanti a testa alta, con un coraggio che non so se esista per suo volere, o per mio. 

Le giornate di fine luglio rendono Roma più bella. Poca gente in giro, e non lo dico perché fa figo la città solitaria, o perché mi calo in uno di quei personaggi dannati e distanti da tutto che se ne vanno per le vie, svuotate dal caldo, mentre il mondo è rivolto alle Ferie. Il fatto è che una città come Roma, quando si svuota, è sinonimo di file concepibili, e se si è fortunati quasi inesistenti. Che si tratti della Posta, o della Banca, o soprattutto di Centri Medici. Non che la gente non si curi a fine luglio, ma d'improvviso tutto sembra rimandabile. Settembre è vicino, perché dar fastidio ad Agosto? Anche gli uffici pubblici più ostici si trasformano in Guarda come ti smaltisco la pratica in pochi minuti, anche se non risulti, anche se le informazioni che dici di aver chiesto ieri (dico?!?) hanno risposte diverse oggi. Insomma, bisogna fare attenzione perché c'è da restarci secchi a veder certe cose. Poi c'è che io già non risulto di mio, la burocrazia ha battaglia facile con me, non ho fiducia nel Sistema. Ma questa è un'altra storia, e di certo Conrad non ne ha colpa. 

Comunque, oggi è un mercoledì di fine luglio, quindi posso importunare le ore a piacimento. Si può stare con la mente rivolta al momento. Si possono alzare gli occhi al cielo, cercare indizi in quel blu cobalto e poi scegliere. Scegliere, e andare.  
Ecco, da qui capisco perché quella frase continua a riproporsi: il Capitano MacWhirr ha preso il comando del mio cervello e punta dritto verso la tempesta. Non crede nelle parole, lui, né ad alcuna teoria o libro che non sia la sua esperienza diretta. Questo implica che se ne stia dentro la mia testa, sbattendosi sulla coscia un pesante volume che ha tra le mani, a dirmi: "Se un uomo dovesse credere a tutto ciò che c'è qui dentro, non gli resterebbe che correre su e giù per i mari nel tentativo di scansare il cattivo tempo". 
Quando quella voce nella testa con cui abbiamo a che fare tutti, e tutti i giorni, prende le sembianze del Capitano MacWhirr, vi assicuro che non è molto piacevole. Per di più soffro anche il mal di mare, io.

Vado. Con tutti questi pensieri che mi fanno il viso un po' stralunato entro in un ufficio postale, e lo trovo vuoto. Entro in uno di quegli uffici ostici che è anche l'appendice di un centro medico, e guardo all'oggi. Poi, quando il giorno è ormai avviato, ed il marciapiede su cui mi trovo non è altro che un pavimento di creste spumeggianti, decido di salire su un autobus e, per la prima volta, vado da sola a trovare un'amica che non vedo più. E allora, finalmente, giunse la cosa vera.

22 maggio 2014

Da una rara corrispondenza, 88 parti — seconda costellazione.

I piedi vestiti e la strada, di battuta
la verità in primavera è assenza,
un passo e un altro e un altro ancora
avanzare —
quel troppo che resta
sul piatto, la curva del Compasso.

I piedi imprecati e la breccia, al di là
della spinta, gli occhi non sanno
quel verde
che prende di fiori di campi di sogni, la via
così lattea nel cielo notturno,
che importa?

Perfeziona la linea, e fessura
lo sguardo — nel cambio anche l'ombra è radiata,
i passi dell'eco che seguono duri
nel fine, la bocca assordata! [ E dimmi,
se questa mia tempra è alle mani
cos'è la dolcezza che sento?

Come Chioma di Berenice, brillando
di fiera luce la tristezza.




7 maggio 2014

Vorrei alzare gli occhi
e commuovermi per le stelle
che fanno del cielo
un prato di margherite.

Vorrei, io
le stelle farmi cielo
ed essere prato
di margherite.



17 aprile 2014

Da una rara corrispondenza, 88 parti — prima costellazione.

Certe lettere si possono leggere solo di notte
quando non so più scrivere
quando non so più parlare
quando la moderna astronomia non riconosce
alcun reale significato.

Caro aprile, con amore ti odierei
se non fosse per il cielo
blu che mi portasti in dono — tu lo sai,
il tempo è una bugia raccontata dagli anni,
quel senso di misura che manca.

Certe lettere,
e non so più scrivere e non so più
parlare, delle mie mani non.

Ti prego, esprimi un desiderio
se cado.





26 marzo 2014

Come certi disegni colorati
stretti, nelle mani di voci bambine
le ali schiuse dicono tutto, in trasparenza
siamo gli invisibili.

Un vento soffia forte — e sono anni
il tempo che ci tiene in bilico, sempre
sulla curva
di una rara corrispondenza.


i pensieri più belli 
come quando fuori piove con il sole





17 marzo 2014

Se si leggesse di più la poesia, 
se fosse più esportabile e traducibile, 
i suoi versi contribuirebbero non poco 
a trasformare, 
o quantomeno a scuotere, 
animi maldisposti nei nostri confronti.

Quando lei lo scrisse era già il secolo peggiore.
Cosa siamo noi, dunque?

*

Sto leggendo Bernhard,
non riuscirei mai ad avere la costanza di scrivere
tutte quelle pagine.
Lui è molto ripetitivo,
ti dice le cose almeno quattro volte
le ripete, le ripete, ed io sto lì a blaterare:
"ma sì, ma sì, ho capito!!!"
Parlo con i libri.

*

Ho spedito tre poesie ad una rivista
sono sul loro sito
in primo piano
è strano vedere lì il mio nome.
Mi faranno una breve critica
(doveva accadere martedì),
hanno stroncato tutti, per cui
attendo di essere fatta fuori.

*

Tutti vogliono bene, ma
volersi bene
è una forma intransitiva.





10 febbraio 2014

da un libro che conservo gelosamente
da una memoria che non mi abbandona
da un giorno che fu temporale
da un ombrello che non ho mai posseduto
da una caduta che mi ha fatto molto male
da quella forza che mi restituisce al tempo

da sogni che non sono mai stati
nel cassetto
poiché sono sogni che vedo in sogno
tutti i giorni.





3 gennaio 2014


La quiete scarna
sopra i detriti dell'alluvione
arresi, o forse più forti.

È l'ergastolo delle ore
la fantasia di una vita
agguerrita, di ossa e di carne
spolpati.

Ti è caduto un fiore, amore mio
l'elmo sulla testa ti pende sbilenco
un ventaglio biondo colma l'oro

delle tue spalle, il tuo.