25 luglio 2014


Bel tempo o cattivo tempo, il silenzio per lui era naturale. Jukes, al suo fianco, si fece sentire gridando allegramente tra le raffiche: «Il peggio è arrivato tutto insieme, capitano!»
Il lieve balenio d’un lampo guizzò tutt'attorno come si scaricasse in una caverna, in una nera e segreta camera del mare, con un pavimento di creste spumeggianti.
Sinistro e tremolante, svelò per un attimo una massa di nuvole basse, a brandelli, l'oscillare veemente della lunga sagoma della nave, le forme nere degli uomini bloccati sul ponte di comando, le teste sporte in avanti, come pietrificati nell'atto di dare cornate. Su tutto questo discese palpitante l'oscurità, e allora, finalmente, giunse la cosa vera.
Tifone, di Joseph Conrad.



E allora, finalmente, giunse la cosa vera. Questa semplice frase mi gira nella testa dalle quattro di questa mattina e non riesco a tenerla a bada. Mi si continua a presentare sotto forma di voce, che racconta una fiaba per far addormentare i bambini, con un tono di conclusione. Per saperne di più dovrei aspettare l'ipotetico domani, la sera seguente, ma non c'è verso, la voce non lascia dubbi, il libro è già chiuso. 
Oggi è mercoledì. Sono sveglia dalle quattro del mattino perché ho paura. Succede quando nella stessa giornata devo affrontare cose che, per il mio metro, non riesco a contenere. In effetti, alcune potrei anche risparmiarmele, non tutte sono necessariamente obbligatorie. Però non le evito. Vado avanti a testa alta, con un coraggio che non so se esista per suo volere, o per mio. 

Le giornate di fine luglio rendono Roma più bella. Poca gente in giro, e non lo dico perché fa figo la città solitaria, o perché mi calo in uno di quei personaggi dannati e distanti da tutto che se ne vanno per le vie, svuotate dal caldo, mentre il mondo è rivolto alle Ferie. Il fatto è che una città come Roma, quando si svuota, è sinonimo di file concepibili, e se si è fortunati quasi inesistenti. Che si tratti della Posta, o della Banca, o soprattutto di Centri Medici. Non che la gente non si curi a fine luglio, ma d'improvviso tutto sembra rimandabile. Settembre è vicino, perché dar fastidio ad Agosto? Anche gli uffici pubblici più ostici si trasformano in Guarda come ti smaltisco la pratica in pochi minuti, anche se non risulti, anche se le informazioni che dici di aver chiesto ieri (dico?!?) hanno risposte diverse oggi. Insomma, bisogna fare attenzione perché c'è da restarci secchi a veder certe cose. Poi c'è che io già non risulto di mio, la burocrazia ha battaglia facile con me, non ho fiducia nel Sistema. Ma questa è un'altra storia, e di certo Conrad non ne ha colpa. 

Comunque, oggi è un mercoledì di fine luglio, quindi posso importunare le ore a piacimento. Si può stare con la mente rivolta al momento. Si possono alzare gli occhi al cielo, cercare indizi in quel blu cobalto e poi scegliere. Scegliere, e andare.  
Ecco, da qui capisco perché quella frase continua a riproporsi: il Capitano MacWhirr ha preso il comando del mio cervello e punta dritto verso la tempesta. Non crede nelle parole, lui, né ad alcuna teoria o libro che non sia la sua esperienza diretta. Questo implica che se ne stia dentro la mia testa, sbattendosi sulla coscia un pesante volume che ha tra le mani, a dirmi: "Se un uomo dovesse credere a tutto ciò che c'è qui dentro, non gli resterebbe che correre su e giù per i mari nel tentativo di scansare il cattivo tempo". 
Quando quella voce nella testa con cui abbiamo a che fare tutti, e tutti i giorni, prende le sembianze del Capitano MacWhirr, vi assicuro che non è molto piacevole. Per di più soffro anche il mal di mare, io.

Vado. Con tutti questi pensieri che mi fanno il viso un po' stralunato entro in un ufficio postale, e lo trovo vuoto. Entro in uno di quegli uffici ostici che è anche l'appendice di un centro medico, e guardo all'oggi. Poi, quando il giorno è ormai avviato, ed il marciapiede su cui mi trovo non è altro che un pavimento di creste spumeggianti, decido di salire su un autobus e, per la prima volta, vado da sola a trovare un'amica che non vedo più. E allora, finalmente, giunse la cosa vera.

4 commenti:

  1. Tifone di Conrad è un capolavoro assoluto. Come lo invidio, il dannato...
    Però, bello anche il pezzo della Roma di Luglio. E il pezzo di Ludwig .
    Coccole lugliesche da Firenze alluvionata sommersa dai turisti...

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    1. Me le prendo tutte! Grazie Paolo...
      Dannazione se è uno scrittore, quel Conrad!

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