7 giugno 2015

una mia recensione su Giù al dinghy,
tratto da Nove racconti di J. D. Salinger.




J. D. Salinger dichiarò alla rivista Esquire, nel 1945, che aspettava di leggere un libro che si allontanasse dai classici romanzi di guerra con un forte contenuto formativo e che rendesse più visibile, senza imbarazzo, l’aspetto imperfetto di questi gloriosi soldati. Questa affermazione ci fa avvicinare alle intenzioni dell’autore quando selezionò nove dei racconti, tra quelli scritti fino al 1953, e li racchiuse nel libro: Nove racconti.
Un percorso interessante si sviluppa tra le storie se teniamo in considerazione che, secondo Margaret Salinger, suo padre disse ad uno studente, che gli chiedeva informazioni, che tutti i fatti biografici e gli eventi traumatici che aveva vissuto si potevano ritrovare nelle sue opere.
Tra le nove storie scelte due sono riconducibili al più grande amore letterario di Salinger: la Famiglia Glass. Si tratta di Un giorno ideale per i pescibanana e Giù al dinghy. In Giù al dinghy l’autore introduce il personaggio di Boo Boo Tannenbaum, già menzionata nel libro Franny e Zooey e terza figlia di Les e Bessie Glass.
Boo Boo, soprannome di Beatrice, viene descritta come una ragazza sconvolgente e definitiva. Lavora per un ammiraglio della marina come segretaria e si trova in vacanza nella casa del lago insieme al figlio Lionel, al marito e due domestiche. La storia gira intorno alla misteriosa fuga da casa del bambino. Ha quattro anni e non è la prima volta che scappa.
La bellezza di questo racconto è più nei particolari che nelle azioni centrali della storia. Salinger si accosta all’accaduto attraverso l’ansia di una domestica che si rivolge all’altra con mezze frasi creando curiosità e apprensione nel lettore; lascia che i precedenti sul bambino siano appresi tramite informazioni seminate nella conversazione, atteggiamenti fisici che evidenziano il disagio e il pregiudizio, fino a spostare la scena su Boo Boo che recupera il figlio giù al dinghy (l’imbarcazione del padre, presente nella storia pur non facendo alcuna comparsa).
Quando madre e figlio sono soli il racconto diviene più intimo. Cercando di capire il motivo della fuga Boo Boo s’improvvisa viceammiraglio per incuriosire Lionel e cercare un modo per avvicinarlo. Le due personalità vengono mostrate come se a descriverle fosse qualcuno che le guarda da fuori e forse è questo uno dei punti forti di Salinger: sono esseri umani veri, estrapolati dalla fantasia, e non c’è garanzia di capire continua a leggere...




Illustrazione di Johnny Ruzzo.

7 commenti:

  1. bello spunto su un grande racconto

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    1. chissà perché se mi avessero chiesto: ma a kovalski piace Salinger? Avrei risposto: eccerto! :-)

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    2. ma tu ci sei su anobii? ti sbircio

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    3. http://www.anobii.com/kovalski/books

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  2. apepam! Ciao! di chi è la chicca al pianoforte? E il grande pianista? a rileggerti.

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    1. ciao Paolo! È la sonatina di Diabelli op. 168 n.1, il moderato cantabile. Una colonna sonora nel libro Moderato cantabile della Duras, e nell'omonimo film. Del pianista so che si chiama Cubus, ha un canale su youtube. Un abbraccio*

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