17 luglio 2015

Dalla rivista OfficinaBettiJournal,
una rubrica a cura di Pamela Proietti:

Mind the gap
Della Letteratura e altri costumi, l'inconciliabile bagarre a cui l'arte ci consegna.
La rubrica si propone come estensione che rende il limite un semplice confine: hop! Poesia, musica, mostre, pensieri clandestini per anime inquiete. Se l'opera è un'arma bianca e l'artista un assassino, lasciate che vi incida col suo stiletto d'autore.

*

Steve McCurry: Oltre lo sguardo.


Se vi capitasse di chiedervi cosa accade quando un grande fotografo s’innamora di un santuario del cinema come Cinecittà, forse dovreste affrettarvi perché una risposta c’è, ma solo fino al 20 settembre. È a Roma, presso il Teatro 1, il luogo scelto da Steve McCurry per l’esposizione di una personale con 150 scatti tra inediti e vecchie glorie. Una mostra che racchiude diversi aspetti artistici poiché unisce l’essenza di McCurry, curata da Biba Giacchetti, all'allestimento surreale, opera di Peter Bottazzi.

Percorrendo il viale tra le statue e gli edifici che ospitano importanti set protagonisti di Cinecittàsimostra (rassegna dedicata al cinema e alla storia di Cinecittà) si arriva al Teatro 1, dove ad ogni visitatore è fornita un’audioguida per ascoltare, dalla voce dello stesso McCurry, gli aneddoti più stravaganti legati ad alcuni suoi scatti.

All'interno del Teatro è buio. Il tempo di abituare gli occhi alla penombra e ci si ritrova in un luogo dove la forza di gravità sembra aver perso il suo potere. Siamo sospesi — questa è la sensazione — come sono sospese, a diverse altezze, le opere del fotografo.
In realtà si tratta di pareti composte da veli, che danno all'osservatore l’impressione che ci siano più dimensioni tutte nello stesso spazio. L’effetto è travolgente. I veli creano piccole stanze trasparenti conducendoci in un labirinto le cui vie sono i paesi dove McCurry ha lavorato: l’India, la Birmania, l’Africa, l’Afghanistan, il Giappone, l’America, l’Italia e molti altri — una sovrapposizione tra diverse culture, tra eventi che hanno fatto la storia e ritratti che la storia ce l’hanno impressa negli occhi, sulla pelle, nelle loro azioni quotidiane.

Ci troveremo di fronte all’orrore dell’11 settembre mentre dei monaci cambogiani s’incamminano ad Angkor Wat e delle donne afgane, che indossano il burqa, sono ferme ad ammirare le scarpe presso un banco del mercato.
Ci coglierà lo stupore osservando l’equivoco suscitato nello scatto Two Kara women, dove sono ritratte due cameriere di un bar caffetteria.
Ci imbatteremo continua a leggere



(altre fotografie sono disponibili qui)

Nessun commento:

Posta un commento