2 gennaio 2016

Vuole essere un canto
di braccia strette alla vita
un frammento impalpabile, tenuta
solo per
sapere che è viva
che esiste.

Non ci sono più sogni
a Roma le strade hanno preso
il posto dei vicoli
tutto è
talmente perfetto da cogliere
l'ingrata natura dell'uomo.

Vuole nascere ancora
e ancora spezzarsi, come pane
essere briciola
seminata dalla mano nutrire
un pettirosso, lui che ha fatto nido
sull'albero delle arance.

*

Forse semplicemente voleva,
un bacio, quel linguaggio primitivo
estinto.



11 commenti:

  1. Germogliano i nidi
    e si disinteressano
    di quel che oggi è strada
    mentre prima era vicolo...

    Certo che soffron
    sempre di memoria
    e quella nostalgia per ciò
    che sembra perso...

    Ma è perso quel che sentivamo?
    E che ancora sentiamo?

    [ho creato un luogo lontano dal mio esser pubblico
    delicatezza priva di trincea. Dove vorrei tu fossi unica ospite. www.silenzionotte.blogspot.it perdonagli qualche banalità, ma è solo ricerca dell'autenticità]

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    1. Non si perde
      il sentire dell'ora
      è la pagliuzza dei nidi
      una costruzione della
      primavera.

      Pioveva, piove ancora
      io guardo il bianco
      del cielo la carta di
      neve è una prova
      che scrivo.


      (grazie per l'invito, Bebert...)

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  2. La prima parte è quella che mi piace ma l'invito ad un incontro segreto e intimo è la cosa più bella. Immagino, sorrido. E' raro che lo faccia su un blog.

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  3. Inviti che restano intimi... anche pubblicamente...

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  4. Penso che debbano restare tali anche pubblicamente. La rete non perdona.

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  5. Ammiro la delicatezza di questa poesia. Complimenti.

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