15 settembre 2016

24 agosto - 5,50 a.m. : nel magazzino qualcuno dice che non funziona nulla. Bisogna andare via. La voce dice di andare via. Il luogo si svuota con calma. Tutte le persone lasciano il loro posto, nessuno recrimina o si chiede il perché, se ne vanno. La vetrata che li divide dal cielo è una mezzaluna. Una forma che ricorda vagamente la polvere di caffè versata nella moka. La marea è così bassa che ogni viso illuminato risulta nudo, galleggiando appena, sopra le acque che ricoprono la storia. Nell'angolo un mobile, alla parvenza rimediato, stona con il bianco acceso del momento: libri d'attesa. È scritto con una vernice sulla parte alta. L'invito sfiora lo sguardo di ogni persona che attraversa il corridoio, ma nessuno lo raccoglie. Le pagine restano inviolate in questo posto - a differenza dei corpi. La voce, insistente, incalza ad andare. 
Lei è dispiaciuta. Lui dice: "non preoccuparti". Restano soli, fermi. Ma sulla strada già si fugge, si corre via da qualcosa - come fosse aperta la caccia. Corrono, ora. Anche loro. Si nascondono. 
Lui le prende la mano. Il gesto è consolatorio: infonde fiducia: dà coraggio. Il gesto fa stare bene.

Lei si sveglia piano apre gli occhi
guarda le lancette
dell'orologio sul mobile, segnano
le cinqueecinquanta.




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