19 novembre 2016


Al numero 56 del giorno le ore, messe in fila, abbandonano il tempo e seguono un preciso schema d'azione. Non c'è regola per il sonno, né alimentazione. Quel che è stato insegnato al bambino è disfatto: la buona gestione del corpo e della mente: come funziona, come si fa. Il metodo è sostituito dal bisogno. Per quanto il bisogno sia sopperito, il bisogno resta senza risposta.

Noi siamo avvinti ai minuti. La linea
temporale: una sottile curva che tende
all'origine ostinata nell'impresa.
Gravitiamo
col nostro peso sul
le cose necessarie:
respirare.

Al numero 56 del giorno il fuori non è più esterno. Le pareti della casa sono strade alberate. Le percorriamo attraversando tunnel di corridoi e ponti che s'aprono su ruscelli di pioggia. Il fuori, ora, è anche il sé, discosto dal presente. La distanza, tra ciò che accade e ciò che è, si allunga e crea un luogo dove 
non c'è uso, né un io, né un tu. Un luogo dove 

esistiamo della possibile esistenza.





1 commento:

  1. ..e ti vengo a trovare, trovo quello che voglio trovare, trovo te, le tue parole e sto bene...e ti sento bene..

    e allora Natale è luce e colore...
    ti abbraccio forte e stretta..

    m.

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