25 marzo 2017

Saremmo stati la primavera incompiuta
noi bianche stanze colme di verbi
intransitivi al ritmo
de le vite da smerciare. Finestre chiuse
e vetri sempre accesi, il sole
cadeva dentro
come parte buona da considerare, dicevi:
"hai tagliato i capelli." Io non avevo
conversazioni da opporre,
i tagli altrove, una vita che hanno riferito
essere, senza scopo.

Non so più il vuoto, o forse è mentire
allo strappo di una ferita,
mia madre infila perle
negli occhi, l'astrazione incurabile
dolore. Saremmo stati l'inverno del nostro
cielo noi
nell'amore che sei
non so raccontarti.

4 marzo 2017

Il bene che ti porto nel mio corpo di cuore piangente
somiglia al vento oggi
la tempesta alle prime
luci come se non fosse abbastanza
giocarsi il veleno buono in un terno speranza di latte
piango
il giorno che non mi appartiene.

*

E in quel muto discorso attraversavamo l’infanzia: un gioco di bimbi che si rincorrono sul prato d’erba incolta: le braccia allargate per raggiungere la cima più alta di un cielo sbocciato di fiori di cotone.
Nel sogno, avevamo gli occhi belli.