6 agosto 2018


Caro Mr. Drape,

sono ancora viva. Ancora. Sento il sangue bruciare e il respiro tornare, lentamente, a muoversi: su e giù, su e giù, su… e giù. Sono passati due anni. 
Le donne di questo luogo mi prendono tra le braccia, stringono e tutto l’amore di madre che le anima colma il tempo mio andato. A loro mi do tutt'intera, indifesa e fragile. A loro concedo la speranza di giorni migliori. 

Forse è per questo che sempre torno alla scogliera, al suo silenzio grande, alla terra rossa. Guardo da una sponda lontana e ascolto cosa si prova a vivere con quello che di me è rimasto e quello che non c’era e ora è. 
L’esistenza è semplice, qui, un ritorno alle origini che non sono le mie, e di cui sono parte in qualche modo a me sconosciuto. 

Le piacerebbe questo luogo, meine liebe, lo so, lo sento come se fossi accanto a me, ora, in questo momento, e lo dicessi tu stesso: perché assomiglia ai nostri. 
Sono passata dal lei al tu, sì. Perdo colpi nella struttura del testo, ma non lascio che le parole restino indietro. Le voglio tutte in prima linea. Esposte. Come un bacio. 
A volte ho paura di dimenticare la tua voce.

Sempre sua, P.

2 commenti:

  1. Quando c'è molto spazio può diventare troppo e ci si perde. Io dico che i modi e i percorsi dello scrivere in rete sono e devono restare liberi e personali, che il commentare non è indispensabile ma il leggere sì. Non sono poi molti i luoghi in cui si legge in rete, il tuo è uno di questi.

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