28 maggio 2021

Maggio, nel frangersi

Maggio, nel frangersi, il carnevale dei giorni ci assorbe. Te ne sei andata, E. Hai lasciato tutta la bellezza che possedeva il tuo cuore seminata in mille luoghi, e alcuni non li avevi neanche mai visti. E ancora ci ami, amica mia. Ma come fai? 
C’è una poesia di Emily Dickinson che racconta cosa significa perdita tra estranei laddove estraneo è colui che è fuori dalla quotidianità ma esiste, c’è. E noi che eravamo creature della rete, noi che dell’estraneità eravamo degne rappresentanti, esistevamo e sì, c’eravamo, non poco l’una per l’altra. Fa male sapere. Saperlo mentre la speranza era ancora così viva in me che ti passeggiavo tra i ricordi senza osare chiedere. 
L’inferno ci porta nel cuore, E., per questo siamo amore, il più puro che potrebbe mai essere immaginato, o concepito. È come se le anime all’improvviso si nascondessero, scrive la Dickinson. E forse è proprio così, mentre tu sei ancora qui nella mia testa e nel mio cuore, più viva che mai.

*****

Maggio, nel frangersi, è mio padre che mi accarezza i capelli. Sentire il conforto d’infanzia come fosse oggi. Ascoltare la sua voce in quell’unica frase sussurrata.
Smarrirsi nel sogno. Non lasciarmi sola, sono stanca.
Il libro uscirà in giugno. Non ho nascosto nulla del mio riparo. Ora accade. Sovrappongo il tempo perché la morte non resti ferma. Le poesie vi siano testimonianza: ho amato tanto.

Chissà cosa piangono le stelle se non cadono.
Forse i desideri mai nati.



10 marzo 2021

Marzo è una poesia che dovremmo scrivere



Torna indietro, dice. Stai qui. Puoi restare
qui, lo senti il sole che scalda le guance?


Se ti sdraiassi con me sul prato sentiremmo l’odore del rosmarino. Aghi verdi lucidi raccoglierebbero il nostro respiro e gli occhi socchiusi avrebbero il cielo intero in cui perdersi. Che silenzio. Riesci a sentirlo? È meraviglioso.


***

Giorno 10.

La morte è una compagna fedele.
Ascolta, e tienila accanto.


Sto cercando di rimanere nella voce di Emily Dickinson. Mentre leggo, quando penso, quando sono in cucina e, soprattutto, quando mi prendo cura dei fiori. È come se una strada laterale accogliesse i miei pensieri, lasciando il sentiero battuto abbandonato a se stesso. Se fossi dentro un cuore arriverebbe il suo calore a me?





7 febbraio 2021

Scrivo poesie

Cosa non si poté fare, cosa
non si volle per un troppo bianco
deciso d’essere (essere?) in fine?

Ho scritto lettere inutili e ero la bambina
ieri in un fermo immagine mondiale
ascoltavo, sognavo, versavo. Dis-perdevo

disperanti stelle in un cielo livido
di fiori di carta di ieri e ieri
finsero la vita anche i gatti e la pioggia

era acqua. Se ci si rassegna al nulla,
ecco il tempo / misura della distanza
coltivata in stabili cordialità, mi perdi.




28 gennaio 2021

Gennaio, appunti per un diario.

La ragazza scrive: chi prova amore non teme la morte. Una serie di contributi esalta la sua affermazione creando una specie di rumore che vorrebbe dire tutto il bello della bellezza che è, ma non dice nulla. 
Io temo la morte quindi non provo amore. 
Alle 4,53 raggiungo un punto di veglia panica: mi rendo conto che non saprai di me le cose semplici, il bene. Mi rattristo del pensiero senza accertarmi della sua verità. Mi attengo ai fatti. Capisco che fermarsi è abbandonare le parole. 


6 km. La prima passeggiata senza Zèfiro è un contenitore di verde, blu, spazio, e una forma di attenzione che produco senza che ci sia un destinatario a beneficiarne. Un uomo cammina scalzo lontano dalla riva. La tramontana schiaccia il mare e le onde si allungano in forma orizzontale costringendomi a misurare continuamente il passo. I pescatori osservano guardinghi le canne piantate nella sabbia. I secchi accanto alle sedioline sono vuoti. È il primo giorno di scaduta, ma è troppo presto e i pesci non si fidano. La fiducia sembra essere una grana anche sott’acqua. 


Il bicchiere è caduto nel lavello frantumandosi in pochi pezzi. Faccio scorrere l’acqua per mandare via il sapone e controllo le mani. Ispeziono attentamente le dita e anche i polsi. Solo dopo alcuni minuti mi accorgo che sul fondo dell’altro bicchiere si è formato un nodo, probabilmente il punto in cui è collassato il vetro, che assomiglia a una piccola rosa. Ci passo il dito e sento il rilievo dei petali. La crepa è solo all’esterno. Continuo a toccarla anche a distanza di ore. Ogni volta che prendo in mano il bicchiere il dito strofina delicatamente il nodo. La crepa è solo all’esterno, mi ripeto, e il cuore trova conforto.

7 gennaio 2021

Appunti per una sofferenza acquisita

Come quella fermata d'autobus 
deserta dove stai a guardare i segnali 
e non lo sai 
che da lì non ci passa più nessuno 
da un pezzo.

Fermarsi è anche questo scoprirsi
i desideri. Cosa desideri? E io? E tu?

Tra le macerie di un'attesa accorgersi:

non hai riso con me, non hai pianto 
con me, non hai desiderato 
con me, non. Alla fine non 
sei più venuto, chissà 
se te ne sei accorto.